un viaggio indipendente alla ricerca dell'indipendenza
Sono Anna e sono un’alcolista.
Con questa frase comincio i miei interventi quando sono al gruppo di recupero di A.A. (alcolisti anonimi). Accanto a me siedono altri alcolisti. Guardo questi disperati e mi sento vittoriosa e battuta, mi sento stanca, mi sento sola.
Trarre forza dalla disperazione è un’impresa difficile però risulta più efficace di anni di introspezione e scavo, la disperazione può essere una spinta notevole.
Mi chiedo cosa mi spinga davvero a bere. O quanto meno a volere bere.
Sono una donna intelligente, sono una donna che lavora , sono una donna perfettamente integrata e molto rispettata eppure nel buio della mia casa e della mia anima mi infergo questa sofferenza.
Sono stata sobria per 10 anni.
Da 4 gioco pericolosamente con il fuoco.
Devo capire quale molla scatta dentro me e perché.
Un amico tempo fa mi ha posto una domanda dura, alla quale non riesco ancora a trovare una risposta.
“Non ti chiedo se ti vuoi bene ma PERCHE’ non ti vuoi bene?”
Già, perché non mi voglio bene?
E se non mi voglio bene come posso compiere un gesto di tale benevolenza nei miei confronti allontanando l’alcol per sempre?
Spero di trovare queste risposte prima che sia troppo tardi.
Passo.
Il viaggio implica movimento e il movimento stronca la noia.
Mi sono sempre chiesta se a generare mostri non sia proprio questa più della solitudine interiore che poi ne è figlia.
Certi mostri sono talmente enormi da restarne assoggettati e tale oppressione toglie, a chi ne è coinvolto, ogni possibilità di scelta.
Il mostro è il tunnel della dipendenza.
Ci sono infinite dipendenze, tutto può generarne, per cui occorre un attacco alla radice del problema. Riconoscersi fallibili.
Ho sempre con me una frase che in certi casi mi ha aiutato, o meglio, capirne il vero senso mi ha aiutato. E’ una piccola preghiera dalla grande forza, è una preghiera che non discrimina e non giudica, è una preghiera che dona serenità perché contiene un pizzico di reale salvezza:
“Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso,
la saggezza di conoscerne la differenza.”
Anche la dipendenza religiosa può scaturire nel fanatismo ed essere negativa per cui non voglio soffermarmi su queste righe da credente ma da DIPENDENTE.
In ogni dipendenza è importante visualizzare e riconoscere un potere esterno a noi stessi. Un potere superiore al quale affidare la propria assoluta volontà di ripresa. Dio, Buddha, Allah poco importa, il Dio Fiume, Il Sole, La Luna…davvero poco importa.
E’ importante visualizzare tale potere superiore per non scatenare meccanismi perversi di ricaduta. Se non attribuissimo ad alcuno se non a noi stessi la forza necessaria per l’astinenza, questa forza potrebbe mancarci, ovvero abbandonarci in un estremo momento di odio autolesionistico creando le condizioni ideali ad una resa totale ma anche parziale.
Riconoscersi fallibili.
Avere la forza di riconoscere con serenità che certe non saranno mai come le vorremmo e avere il coraggio di intervenire su certi eventi che invece ce lo consentono mi pare sia un bel punto di partenza. Se a questo aggiungiamo anche la volontà di poterne capire la differenza e quindi non imbarcarci in imprese impossibili e deleterie, beh penso che sarebbe davvero bellissimo poter giungere a questa consecutio di atti e pensieri in maniera indipendente.
Per cui io comincio da qui.
Comincia questo mio viaggio.